About Skillando

Nel 2017, durante sei mesi trascorsi a Nairobi, partecipai ad un programma in Social Innovation presso Amani Institute.

Al contempo iniziai un percorso di volontariato digitale in Tunapanda, una scuola dello slum di Nairobi, dove si insegna gratuitamente informatica ai ragazzi della periferia e non solo.

 

Grazie a quell’emozionante esperienza decisi, al mio rientro in Italia, di dedicarmi ad un side projectSkillando, per costruire ogni anno, una missione di volontariato digitale che potesse aiutare piccole organizzazioni, start-ups e social ventures non solo in Africa ma anche in altri Paesi del mondo.

A marzo 2018 lanciai una call to action attraveso un video, un semplice documento informativo ed alcuni contenuti sul mio blog e sui miei social.

Venni contattato da circa 92 ragazzi che volevano conoscere meglio la mia storia e avere maggiori informazioni sul progetto di volontariato digitale che volevo svolgere a Nairobi a supporto di una piccola start-up, NaiNami.

Ad ogni partecipante veniva richiesto di sostenere personalmente le spese del viaggio (circa 800€).

Ero titubante da questa “barriera” perchè, comunque, chi voleva partecipare al progetto avrebbe anche dovuto rinunciare, o allocare un budget aggiuntivo, per le proprie ferie e vacanze estive.

Alla fine di quella specie di recruitment, Zoom call, chat ed incontri, confermarono il loro desiderio di venire con me in Africa quattro ragazzi:

Il minimo comun denominatore di questi ragazzi era il desiderio di fare qualcosa di utile, mai fatto prima, uscendo dalla propria quotidianeità e dalla personale zona comfort.

Cercai di capire meglio quale fosse il valore che percepivano da un’attività di volontariato digitale come quella che avremo svolto da li ad un paio di mesi: mi resi conto che c’era un forte desiderio di condivisionedi esperienza e voglia di confrontarsi con dei ragazzi di cultura e background diversi.

Forse stavamo cercando un versione milgiore di noi stessi

Quando parlavo di volontariato digitale in Africa, in molti mi guardavo perplessi: probabilmente perchè abbiamo una percezione sfuocata di quelle culture e mercati.

Forse perchè pensiamo che la penetrazione delle tecnologie che noi usiamo tutti i giorni sia relativamente bassa o forse perchè abbiamo un’obsoleta immagine del continente nero.

Non voglio dire che non vi siano problematiche di sviluppo, istruzione, guerre e sanità: assolutamente no.

Quello che voglio dire è che nei sei mesi vissuti a Nairobi, mi resi conto che le cose erano diverse da come le percepiamo attraverso i media.

E soprattutto capii il potenziale che ognuno di noi potrebbe avere se, semplicemente, iniziasse a dare qualcosa di se senza aspettarsi o pretendere qualcosa in cambio.

Al di là di una petizione o semplice donazione.

Si perchè il successo e la felicità non si misurano in base a quello che ottieni ma, piuttosto, in base a quello che dai.

Ed ora eccomi qui: al 26 di luglio con lo zaino pronto, i biglietti per Nairobi e la voglia di scoprire nuovamente quali sono i miei confini, il mio perimetro di sicurezza e cosa potrei davvero fare insieme ad altri ragazzi che, come me, stanno provando a costruire il loro domani.

Se credi di poterci aiutare, presentare persone, supportare le missioni future o costruire questo progetto insieme, scrivimi una mail!

Cheers!

 

 

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